Alla fine c'è stato un'intervento del presidente della Coop Nord-Est che ha apprezzato i video degli alunni ed ha portato in dono delle chiavette USB per tutti gli studenti partecipanti al progetto.
tutto, o quasi, su di noi, la nostra vita a scuola, e quella fuori da scuola, il "fare" e il "disfare" di ogni giorno...
martedì 5 giugno 2012
Nove spot per la legalità
Alla fine c'è stato un'intervento del presidente della Coop Nord-Est che ha apprezzato i video degli alunni ed ha portato in dono delle chiavette USB per tutti gli studenti partecipanti al progetto.
martedì 15 maggio 2012
Eliminiamo il Brutto riconoscendolo e puntando al Bello!
martedì 24 aprile 2012
Il proggetto Comenius al Flora
| Il Comenius Garden |
mercoledì 28 marzo 2012
Dal Burkina con amore!
Ciao ragazzi
per questa ultima parte del blog noi vecchie redattrici che tra poco toglieremo il disturbo vorremmo darvi un po' input … per guardarvi un po' intorno. A scuola non si impara solo sui libri ma anche interagendo con le persone intorno a voi.... allora voi vi starete chiedendo e QUINDI?
Ora vi libero da questa attesa ….
Mi chiamo Aminata sono quella della che vedete sempre con i capelli colorati sono in Quinta A TSO, vengo dal BURKINA FASO e come me ci sono altre ¾ ragazze che vengono da questo paese misterioso per molti di voi...... oggi vi guiderò in un piccolo viaggio virtuale alla scoperta del paese”degli uomini integri e onesti” PRONTIII? SI PARTE !!!
Il Burkina Faso,chiamato fino al 1984 Alto Volta, è uno stato sahariano e continentale, situato nel cuore dell’Africa occidentale, privo di sbocchi sul mare. E’ situato all’interno dell’ansa formata del corso del fiume Niger. Il paese è fondamentalmente una grande pianura. I corsi d’acqua si riallacciano a tre fiumi importanti: il Volta (Mouhoun, Nazinon, Nakanbe) rispettivamente detti Volta nera ,bianca e rossa e infine c'è il Comoe. Il paese come si vede dalla cartina confina con il Mali, il Niger, il Benin, il Togo,il Ghana e infine la Costa D'avorio, paesi con cui effettua continui scambi culturali, economici. Il Burkina Faso a causa della posizione geografica sfavorevole, caratterizzata dal mancato sbocco sul mare e dell'avanzamento della desertificazione è considerato uno dei paesi più poveri del mondo. Negli ultimi anni il paese sta subendo una modernizzazione e un graduale sviluppo. La popolazione del Burkina Faso si distingue per dei tratti culturali precisi: l’ospitalità, l’umiltà, la lealtà, la gentilezza, il rispetto dei beni comuni, l’attaccamento al lavoro e il coraggio nelle avversità, l’amore per la patria. Sono soprattutto queste le caratteristiche che hanno sostenuto il paese nella lotta contro il colonialismo dei francesi che dominarono il paese dalla fine del 1800 al 4 agosto del 1960 quando attraversa delle rivolte il paese conquistò l'indipendenza mantenendo il nome Alto volta che venne cambiato nel 1983 dal capitano Thomas Sankara, il quale attua una politica estremamente progressista e inaugura un periodo di grandi riforme sociali ed economiche che in soli 4 anni permettono di elevare notevolmente il tasso di scolarizzazione, migliorare le strutture socio sanitarie, costruire dighe per l’irrigazione dei campi, riassestare le finanze pubbliche attraverso una severa riduzione degli sprechi e una lotta alla corruzione e ai favoritismi. Promuove una politica di disarmo in favore del benessere sociale, si oppone al pagamento del debito del Fondo Monetario Internazionale e al saccheggio delle risorse naturali da parte delle multinazionali. La sua lotta e i suoi ideali per la guida del paese sono ben espresssi nell'inno nazionale scritto da Sankara.

Contre la férule humiliante il y a déjà mille ans,
La rapacité venue de loin les asservir il y a cent ans.
Contre la cynique malice métamorphosée
En néocolonialisme et ses petits servants locaux
Beaucoup flanchèrent et certains résistèrent.
Mais les échecs, les succès, la sueur, le sang
Ont fortifié notre peuple courageux et fertilisé sa lutte héroïque.
Et une seule nuit a rassemblée en elle
L'histoire de tout un peuple.
Et une seule nuit a déclenché sa marche triomphale
Vers l'horizon du bonheur.
Une seule nuit a réconcilié notre peuple
Avec tous les peuples du monde,
A la conquête de la liberté et du progrès
La patrie ou la mort, nous vaincrons.
Nourris à la source vive de la Révolution.
Les engagés volontaires de la liberté et de la paix
Dans l'énergie nocturne et salutaire du 4 août
N'avaient pas que les armes à la main, mais aussi et surtout
La flamme au cœur pour legitimement libérer
Le Faso à jamais des fers de tous ceux qui
Çà et, là en poluaient l'âme sacrée de l'indépendance, de la souveraineté.
Et séant désormais en sa dignité recouvrée
l'amour et l'honneur en partage avec l'humanité,
Le peuple du Burkina chante un hymne à la victoire,
A la gloire du travail libérateur, émancipateur.
Hé en avant pour le bonheur de tout homme,
Par tous les hommes aujourd'hui et demain, par tous les hommes ici et pour toujours!
Révolution populaire notre sève nourricière.
Maternité immortelle du progrès à visage d'homme.
Foyer éternel de démocratie consensuelle,
Où enfin l'identité nationale a droit de cité,
Où pour toujours l'injustice perd ses quartiers,
Et où, des mains des bâtisseurs d'un monde radieux
Mûrissent partout les moissons de voeux patriotiques, brillent les soleils infins de joie.
Traduzione:
INNO NAZIONALE BURKINA FASO
Contro il dominio di ferro umiliante mille anni fa,
l'avidità venuta da lontanto di asservire è durata cento anni.
Contro la cattiveria cinica trasformata
nel neo-colonialismo e dei suoi piccoli agenti locali
molti soccomberanno e alcuni resisteranno
Ma i fallimenti, i successi, il sudore, il sangue
hanno fortificato il nostro popolo coraggioso e fecondato la sua lotta eroica.
E una sola notte ha raccolto in essa
la storia di un popolo.
E una sola notte ha scatenato la sua marcia trionfale
verso l'orizzonte della felicità.
Una sola notte ha riconciliato il nostro popolo
con tutti i popoli del mondo
alla conquista della libertà e del progresso
patria o morte, noi vinceremo.
Fede alla sorgente viva della Rivoluzione.
nell'energia notturna e salutare del 4 agosto
non avevano per armi che le braccia, ma anche e soprattutto
la fiamma nel cuore di liberare legittimamente
Faso per sempre da tutti coloro che
hanno inquinato l'anima sacra dell indipendenza, della sovranità.
E avendo recuperato la sua dignità
l'amore e l'onore condiviso con l'umanità,
il popolo del Burkina canta un inno alla vittoria
per la gloria del lavoro liberatorio, emancipatorio.
Abbasso lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo!
Avanti per la felicità di ogni uomo,
Per tutte le persone di oggi e di domani, pera tutti gli uomini qui e per sempre!
Rivoluzione popolare la nostra linfa nutriente.
Maternità progresso immortale nei confronti dell'uomo.
Dimora eterna di democrazia consensuale,
dove infine l'identità nazionale è la cittadinanza,
dove l'ingiustizia per sempre non ha quartiere,
e dove le mani dei costruttori di un mondo luminoso
Maturo oltre i raccolti di patriottico voti, il sole splendere gioia infinita.
Oggi il Burkina Faso è una repubblica democratica presidenziale che dalla morte di Thomas Sankara (1987) è sotto la guida di Blaise Compaore con il quale la situazione economica del paese è una delle più critiche del mondo e permangono grandi disparità e contraddizioni interne, nonché forti condizionamenti dalle grandi potenze occidentali. Nel paese ogni due anni si svolge un'importante manifestazione culturale: il Festival Panafricain du Cinéma de Ouagadougou(abbreviato in FES.PA.C.O),

un festival cinematografico che viene allestito ogni due anni a Ouagadougou. Fu istituito nel 1969 per iniziativa di Thomas Sankara ed è probabilmente l'evento principale del cinema africano. La visibilità internazionale dell'evento ha permesso a molti giovani registi africani di farsi conoscere nel mondo. Un'altra importante manifestazione è il SIAO (Salone Internazionale dell'Artigianato di Ouagadougou), come ilFES.PA.C.O allestito ogni due anni. Durante la mostra vengono esposti diverse opere d'arte come maschere e costumi tipici africani molto vivaci. Attraverso queste manifestazioni si esprime tutta la creatività del popolo africano.
Qui si conclude il nostro viaggio spero di non avervi annoiato sappiate che se mai un giorno decidete di venire nel Paese degli uomini integri sarete i benvenuti perché il mio popolo sarà pronto ad accogliervi con la sua allegra vivacità e ospitalità. Vi consiglio in ogni caso di portare con voi oltre le valigie una grande dose di simpatia, di curiosità e di voglia divertirsi. Solo così capirete che sì sarà uno dei paesi più poveri del mondo ma è ricco di spirito. Lo coglierete dai colori sgargianti dei vestiti e dalla lucentezza dei sorrisi, dalla musica che è un elemento fondamentale con i suoi ritmi tradizionali ma anche moderni e giovanili .
GRAZIE della vostra attenzione e ricordatevi SEMPRE DI GUARDARE INTORNO A VOI E DI IMPARARE più CHE POTETE DA CHI VI STA VICINO.
POTREBBE SORPRENDERVI.
Aminata Bangagne
Vi aggiungo qualche video sulla musica popolare del burkina:
martedì 27 marzo 2012
Dialogo immaginario tra Manzoni & Leopardi a Firenze nel 1827
Nel 1827 Giacomo Leopardi, che si trovava a Firenze ospite degli amici dell'Antologia, fu invitato a cena a casa di Gian Pietro Vieusseux. Oltre al poeta fu invitato anche Manzoni che come Leopardi stava soggiornando a Firenze per la sua “risciaquatura dei panni in Arno”.
A tavola i tre mangiano in un silenzio assillante e si scambiano sguardi fuggenti .
Finito di mangiare i nostri personaggi si spostano in un salotto e finalmente Vieusseux rompe il silenzio.
Vieusseux (rivolgendosi a Manzoni con tono amichevole) Allora, amico mio, cosa ne pensate di Firenze?
Manzoni Mi piace molto ma non ho ancora avuto modo di di esplorarla come si deve......
Vieusseux In questi giorni cercherò di liberarmi dai miei impegni, così posso farvi ammirare la città.
Manzoni Oh vi ringrazio.
Vieusseux (rivolgendosi verso Leopardi che fino a quel momento è rimasto in silenzio) Ho avuto modo di leggere la sua opera Le operette morali e le ho trovate prive di ogni fondamento religioso. Da dove la vostra signoria ha tratto le sue aspirazioni??
Leopardi ((un po' intimidito ma per niente sorpreso della domanda) Vedete, mio caro signore, io mi sono sempre dedicato alla studio, l'ho sempre amato e le mie opere sono frutto di uno studio molto rigoroso... Per quanto riguarda l'aspetto religioso mi definisco un non credente. Per me non esiste nessuna entità superiore, è per codesto motivo che lei non ha riscontrato nella mia opera questo aspetto.
Vieusseux Ha avuto modo di leggere opera del mio amico qui presente, I promessi sposi?
Leopardi (con un sorriso divertito) Come le ho detto prima amo lo studio e quest'opera ha una fama così diffusa che anche colui che non è amante dello studio per curiosità proverà a leggerlo…
Manzoni (rivolgendosi a Leopardi pieno di curiosità ) Scusate se mi intrometto ma voi cosa ne pensate? Quale aspetto vi ha colpito di più della mia opera?
Leopardi Lasciatemi approfittare dell'occasione per farvi i miei complimenti. È davvero una grande opera… Quello che che mi ha colpito di più è stata la storia della monaca di Monza…
Manzoni Come mai questo personaggio vi ha colpito in maniera così tanto?
Leopardi A mio parere è un personaggio molto realistico, che è riuscito a svincolarsi dalle illusioni, molto puro e sincero con se stessa. (con un tono quasi di sfida ) So che può essere contraddittorio o addirittura scandaloso per il vostro modo di pensare ma con questi termini io intendo sottolineare il fatto che questo personaggio si è reso conto della realtà che l'uomo deve affrontare e lo ha affrontato come deve essere fatto senza cercare di crearsi delle illusioni per mascherare la realtà .La monaca ha saputo, secondo me, agire con tenacia, pur commettendo i propri “sbagli. Non poteva fare diversamente tutto ciò che ha fatto faceva parte del processo naturale della vita.
Manzoni A cosa si riferisce quando parlate del costruirsi delle illusioni??
Vieusseux Provo a spiegare al mio amico ciò che sono riuscito a dedurre leggendo la sua opera così poi ci potrà spiegare con più precisione diversi aspetto che forse non sono riuscito a cogliere de tutto.
Leopardi Ne sarei lusingato signore. Vi prego, sono curioso di sapere la sua opinione
Vieusseux Leggendo l'opera ho potuto notare che fa riferimento alla”natura matrigna”che lei considera madre degli uomini, che però non presta nessuna attenzione ai figli suoi. Questo aspetto l'ho colto esplicitamente nel Dialogo della Natura e di un Islandese. Confermate questa mia costatazione??

Leopardi Sì, avete colto molto bene lo spirito dell'opera. (poi rivolgendosi in particolare a Manzoni) Quando vita è un processo naturale cominciato per caso e gestito dalla natura matrigna? Tutto ciò seco prima parlavo di illusioni mi riferivo alla tendenza che il genere umano ha di elevarsi sopra ogni altra cosa e quindi di crede di essere opera di un disegno divino, quando invece è vero il contrario. Basta pensare al fatto che la Terra è solo uno dei pianeti del sistema solare e anche se non sappiamo precisamente quanti altri sistemi esistono sicuramente saranno almeno centinaia o migliaia .. allora perché davanti a questa immensità l'essere umano dovrebbe credere di essere talmente speciale, quando in realtà la nostra
ndo me non è altro che auto consolazione.Manzoni (rimasto allibito davanti a queste affermazioni e colpito dalla convinzione che il poeta metteva nelle sue affermazioni) Quindi lei crede davvero che la terra l'uomo e tutto ciò che ci circonda sia un caso?(questa ultime parola dette con un tono più aspro ) Ma oltre ai libri voi vi siete mai guardato intorno? Non vedete tutte queste meraviglie che vi circondano?
Leopardi (in tutta tranquillità anche se consapevole di aver leggermente scosso Manzoni risponde con il solito tono tranquillo) Certo signore io mi sono intorno intorno e vedo le cose con razionalità senza gli abbellimenti che l'uomo aggiunge per non soffrire davanti all' ”arido vero “.
Manzoni A che cosa vi riferite con l'espressione “arido vero”?
Vieusseux (rivolgendosi con un tono amichevole e quasi tranquillizzante in particolare verso Manzoni ) Aspettate che provo a spiegarvi ciò che ho capito. Con “l'arido vero “il conte si riferisce al fatto che la vita dell'uomo è sofferenza e che non c'è modo di evitare questa sofferenza tranne che per brevi momenti. Sempre nel Dialogo della Natura e di un Islandese l'uomo si rivolge alla Natura dicendole di aver girato il mondo per scappare da lei e lei gli risponde. “Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle mie fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho intenzione a tutt'altro che alla felicità degli uomini o all'infelicità”. Come potete capire da questo semplice passaggio il nostro poeta pensa che con il termine “arido vero” si riferisca appunto al fatto che l'uomo fa parte di un processo molto vasto per cui è difficile che la natura gli presti tutta questa attenzione che l'uomo crede e che questa è l'unica verità priva di illusioni. (rivolgendosi a Leopardi con uno sguardo di richiesta di approvazione) Ho capito bene?
Leopardi Sì, mio caro Vieussieux, avete capito perfettamente. L'uomo fa parte di un processo biologico... nasce cresce e muore in un circolo senza fine e senza fini. È oggettivo, anche se per l'uomo è difficile da accettare…
Manzoni Quindi, a vostro parere, qual è alternativa alle “illusioni “che l'uomo può adottare per andare avanti ?

Leopardi L'unica cosa che gli uomini possono fare è unirsi e combattere la natura anche se è una battaglia persa in partenza
Manzoni Posso farvi una domanda??
Leopardi Certo, ditemi pure
Manzoni Lei ha mai letto la Bibbia? E se sì cosa ne pensa del fatto che dice che Dio ha creato l'uomo in proprio immagine e somiglianza?
Leopardi Si l'ho letto. Da ragazzo ho avuto due sacerdoti come insegnanti e posso dire di essere stato allora credente. È solo che crescendo si prende consapevolezza di come è veramente la vita. Per questo adesso non credo più nelle illusioni. Per quanto riguarda la citazione del testo sacro nessuno può saperlo perchè nessuno lo ha visto di persona.... so che lei adesso proverà a darmi diverse spiegazioni per indurmi a pensare diversamente ma qualunque affermazione lei presenta sarebbe inutile perché sarebbero attendibili per chi ci crede e ha fede oppure per chi non ha intelletto per crearsi una propria ideologia proprio come la maggior parte dei personaggi della sua opera , come Lucia che, presa dalla disperazione e non potendo darsi delle spiegazioni oggettive, si affida a Dio, o come l'Innominato per deresponsabilizzarsi e per diminuire i e sensi di colpa. (poi rivolgendosi a Vieusseux) Mi permettete una domanda signore?
Vieusseux Ditemi.
Leopardi Come fa un uomo colto come lei a non rendersi conto di tutta q
Manzoni Se permettete vi rispondo io e penso che il mio amico concorderà con la mia risposta.uesta finzione? Non intendo offendere nessuno è solo che per me è difficile capire come si fa a credere ad un'entità superiore davanti a alla crudeltà della vita ?
Sono una serie di esperienze che ti portano ad avvicinarti a Dio e se non hai la fede non puoi capire veramente tutto ciò che riguarda Dio. La fede non è ragione, ma se ci credi, come è successo ai protagonisti della mia storia in particolare a Lucia durante i giorni di prigionia nella casa dell'Innominato, aiuta supera periodi terribili che con la ragione a volte è impossibile superare.
Vieusseux Sono pienamente d'accordo con quello che ha detto il mio caro amico e per quanto riguarda la crudeltà della vita a cui lei fa riferimento dipende dall'agire dell'uomo. Dio ci ha creati e ci ha lasciati liberi di agire e di gestire la nostra vita, ci ha ha dato le disposizioni e se lo seguiamo Dio ci colma di gratitudine e beatitudine. Però se decidiamo di fare diversamente e di lasciarci guidare dalla propria anima peccatrice si rischia di soffrire. Per questo il mondo sembra così crudele. Se tutti gli uomini fossero credenti tutta questa sofferenza non esisterebbe…
(I due si guardano con uno sguardo di comprensione e di reciproco rispetto nonostante la diversità di pensiero . Dopo un periodo di breve silenzio Manzoni si alza si avvicina a Leopardi gli porge la mano con un sorriso e gli dice)
Manzoni Incontrarvi è stato un onore, un'esperienza di quelle che non si possono dimenticare.
Leopardi Anche per me è stato una serata interessante non mi capita spesso di incontrare due illustri signori come voi due.
In quel momento mentre i due si stringono la mano entra il cameriere.
Cameriere Signore mi spiace disturbarvi ma sono arrivate la carrozze dei suoi ospiti.
Vieusseux Va bene.
Il cameriere se ne va e i protagonisti della nostra storia lo seguono fino all' uscita.
Aminata Bangagne
lunedì 26 marzo 2012
SLAVA’S SNOWSHOW

E' un teatro ricco di speranze e sogni, di desideri e di nostalgie, di mancanze e disillusioni.”
“E' un teatro che sfugge a qualsiasi definizione, all'interpretazione unica della sue azioni e da qualsiasi tentativo di limitazione della sua libertà.”
Slava Polunin
Un elettrizzante spettacolo ha preso vita sul palcoscenico del Teatro Verdi di Pordenone: lo straordinario Slava’s Snowshow.
L’artista russo Slava Polunin, ritenuto uno dei più affermati e celebri clown del mondo, si è esibito ricreando un’atmosfera incantata e fiabesca che ha ammaliato non solo i più piccoli, ma anche gli adulti, permettendo loro di calarsi nuovamente nel magico mondo dell’infanzia.
Appena entrati in sala non ci si poteva non accorgere dell’invasione di “neve” presente, che faceva senza dubbio intuire che si avrebbe assistito ad un’esibizione del tutto particolare ed inusuale.
Sul cielo blu oltremare ricco di stelle si sono ambientate le varie vicende, ricche di colpi di scena che hanno coinvolto in modo diretto il pubblico, facendolo diventare il vero protagonista. Nel bel mezzo dello spettacolo, infatti, i clown sono avanzati sulla platea rimanendo in equilibrio sugli schienali e, in un secondo momento, l’hanno avvolta con un’enorme telo, molto simile ad una ragnatela, lasciando tutti a bocca aperta.
Questi episodi molto briosi e alquanto originali, si sono alternati a situazioni più commoventi, ad esempio, quando Asisyai, il semplice clown vestito con una tuta gialla e un paio di pantofole rosse, è stato trafitto da una serie di frecce; fortunatamente, si è trattato di eventi sporadici e, se si può dire, alcuni anche “comici”, per cui nel giro di pochi istanti tutto è ritornato alla serenità.no ambientate le varie vicende, ricche di colpi di scena che hanno coinvolto in modo diretto il pubblico, facendolo diventare il vero protagonista. Nel bel mezzo dello spettacolo, infatti, i clown sono avanzati sulla platea rimanendo in equilibrio sugli schienali e, in un secondo momento, l’hanno avvolta con un’enorme telo, molto simile ad una ragnatela, lasciando tutti a bocca aperta.

Il palco invaso dalle bolle di sapone, il cappotto appeso all’attaccapanni che diventa “reale” e abbraccia il suo padrone pronto per partire, i magnifici giochi di abilità dei clown con i palloncini e addirittura, i clown dentro enormi palloncini trasparenti hanno lasciato ogni singolo spettatore esterrefatto.
È stato uno show avvincente, capace di sorprendere nella sua semplicità, ma al tempo stesso di lasciare stupefatti di fronte agli effetti speciali teatrali, creando la sensazione di vivere in un incantesimo.
Deborah Viera
venerdì 16 marzo 2012
Studiate. Informatevi. Parlate. Criticate. Salviamo l’Italia!
Cari lettori del nostro blog,
sebbene in ritardo, volevo rendervi partecipi alla presentazione del libro “Salviamo l’Italia” di Paul Ginsborg, al quale alcuni allievi del nostro istituto (delle classi IV BTSO, V BTSO e IV ATT) hanno preso parte nel pomeriggio del 26 gennaio scorso, al teatro Verdi di Pordenone.
Paul Ginsborg, professore all’Università di Cambridge, docente di Storia dell’Europa contemporanea a Firenze è considerato uno dei maggiori esperti mondiali di “Italian Affairs”, un europeista di nome e di fatto e ha dialogato con il giornalista del Messaggero Veneto Stefano Polzot, discutendo sul “chi”, sul “come” e sul “perché” salvare l’Italia.
Per Ginsborg andrebbe cambiata la classe dirigente, che è da troppo tempo legata alle poltrone senza effettivamente far più nulla che giovi al Paese. Va cambiata la concezione della donna nella nostra società, il metro per misurare il progresso di un popolo: pare che per una donna italiana non sia "conveniente" trovare lavoro, perché come casalinga ne ha già uno che la occupa a tempo pieno. Andrebbero aumentati i controlli in tutti gli ambiti, perché chi danneggia lo Stato danneggia il futuro del proprio Paese e merita di essere sanzionato. Dovremmo aumentare il senso di autogoverno, che è in linea con il concetto di federalismo, non nel senso leghista ma in quello federalista unitario di Cattaneo. I cittadini devrebbero essere parte vigile ed attiva degli eventi che gli capitano (all’estero sono molto più attenti rispetto a noi: in Francia ho incontrato un giovane che sapeva i nomi dei nostri ministri e tutte le vicende politiche interne italiane. Mi sono sentita molto ignorante.). Inoltre, Ginsborg ha affermato che dobbiamo impegnarci per diminuire il dislivello tra poveri e ricchi che, secondo le ultime analisi, è tra i più alti al mondo, e non possiamo scaricare le colpe sull’ ”Europa”: i funzionari sono pochi e non hanno molta voce in capitolo, e quando siamo entrati nell’euro ci siamo salvati soltanto da una crisi immediata. In ultimis ha affermato che dobbiamo tirarci su le maniche per essere “miti” anziché “carismatici”, perché la mitezza è una virtù sociale, ed è proprio per le sue tante virtù che l’Italia si deve distinguere.
Il professore ha continuato affermando che l’Italia non è un’isola (come la Gran Bretagna, sempre un po’ “esterna” alle vicende interne europee), fa parte integrante dell’Europa, che la ricorda nei viaggi del Grand Tour: l’Italia è vista come il paese del Bello, del sogno e del popolo amabile ma mal governato. Ciò che dispiace molto è che l’Italiano viene insegnato poco e che gli italiani parlano poco -e spesso male- l’inglese, causando così una certa chiusura.
Infine ha lasciato un messaggio ai giovani: “Informatevi. Parlate. Criticate. Studiate, imparate a contestare. Fate un giornalino. Con queste piccole azioni, riuscirete a far nascere l’Italia di domani”.
Carmen Avoledo
martedì 6 marzo 2012
Vacanze romane
Sono scoccate le ore 15.00 e già tutti seduti sul pullman parcheggiato fuori dal nostro istituto. Giovanna fa l’appello e annota sul registro: tutti presenti. I volti noti s’incrociano e accennano un caldo saluto, un ciao, un sorriso; altri, più timidamente, ripetono la tipica stretta di mano seguita dal nome che raramente si ricorderà. Siamo noi del “Flora” che partiamo per un viaggio d’istruzione “sui generis”, con parenti e amici, verso la Città Eterna.
Un viaggio nato da un bisogno, il più antico e naturale, il più leggero e colorato, metafora del destino dell’uomo: la Conoscenza. Ulisse sa che il tedio di Itaca non fa germogliare le ansie creative dei mortali, ma inibisce lo spirito ribelle, motore e centro del respiro della terra. Come tanti naufraghi seguiamo l’istinto, quel “quid” che ci spinge verso una meta che, forse, potrà aiutare ognuno a porsi le giuste domande.
L’asfalto si consuma sotto gli sguardi della composita compagnia, ex ancora in “crisi di astinenza”, mariti e mogli increduli e giovani figli che commuovono per il loro affettuoso e incosciente abbraccio al Passato. Gli autogrill che incontriamo lungo il cammino sono come le maschere del teatro greco…tutti uguali, che triste sensazione, “non luoghi” di cui nulla e niente resterà nella nostra memoria perché usuali e ordinari.
L’accoglienza, all’arrivo, è femminile, dolce, serena e protettiva.
Le stanze, dove vivremo i nostri viaggi onirici, sobrie e limpide. Sarà che a gestirle sono suore, che in quanto a sobrietà e “bianchezza” ne sono rappresentanti fedeli.
Romano, la nostra guida culturale e spirituale, dà il tempo e il ritmo al nostro pensare e al nostro andare. Una guida “tom-tom” – destra, sinistra…tutto a destra e non fermarsi fino a nuovo ordine - .perfetta armonia di movimenti, nulla lasciato al caso.
Entriamo nella Basilica…stupore, meraviglia, sorpresa, sbalordimento… tale la potenza dell’arte e dello Spirito<< e caddi come corpo morto cade>>. (Inferno, Canto V, v.142).
La Madre con il Figlio crocifisso, un marmo che trasuda dolore e pianto, rapisce lo sguardo del più distratto dei visitatori e lo accompagna ad ascoltare il battito del proprio cuore, sono onde che attraversano anche i metalli e gli animi più bui.
Michelangelo è un tribuno per folle silenti, che scorrono lungo “i viali” lastricati di marmi pregiatissimi della Basilica di San Pietro.
Breve sosta alla cripta del “Papa Buono” (Giovanni XXIII) e gli sguardi sono subito rapiti dall’Altare Centrale e dal punto in cui il fondatore della Chiesa di Roma (l’apostolo Pietro) ha lasciato “in dono” il proprio corpo.
Siamo immersi nelle stanze dei Musei vaticani, cosa dire? Niente può di fronte alla magnificenza e abbondanza di genialità e arte che si respira in ogni punto, angolo dei luoghi che per secoli sono stati e sono ancora centro della Cristianità.
Le stanze di Raffaello, gli arazzi per finire con Michelangelo e “la Cappella Sistina”.
Il silenzio condiviso di mille occhi in su ci appaga e ci rende piccoli e fragili di fronte al Mistero del “Giudizio Universale”. <<L’arte è come l’amore, dilata la vita>> Daniel Pennac
Il freddo e la pioggia di questa prima giornata, che ci scorre addosso, sono orpelli insignificanti. A sera ci immergiamo nel Ghetto ebraico, sentiamo le voci degli innocenti, i tanti che hanno visto le loro albe oscurate dalla follia dell’uomo. Pensieri tristi, ma accolti dalla simpatica “Osteria del Ghetto” che ci offre uno spaccato della tradizione ebraico-romana.
A Tavola si riposano anche le angosce del passato. I carciofi, che delizia!
Il mondo Profano si presenta con la grandezza di Roma imperiale. Stiamo attraversando il Foro Romano. La bravissima guida Sandra ci fa rivivere il quotidiano di quegli uomini, donne che hanno segnato così profondamente la storia dell’intera umanità. L’evento di Roma “Caput mundi” ancora oggi è meta di “pellegrinaggio” universale tra il Sacro della Santa Sede e il Profano pagano classico. Una vicenda millenaria che rapisce ancora l’interesse e la curiosità del mondo intero. La “fontana di Trevi”, il “Pantheon”- tempio di tutti gli dei- coabitano in perfetta armonia di stili e forme, di significati e significanti. E’ l’arte che si respira, la vita che si manifesta nelle forme dell’Eternità.
Lungo i cunicoli degli scavi vaticani (necropoli) un’aria di serena attesa segnano i nostri lenti passi; la guida dà voce e “corpo” ai tanti che hanno e che ancora animano questi luoghi. Loro ci sussurrano la Domanda, quella che dà senso a tutto questo gioco che noi chiamiamo VITA. Le reliquie dell’apostolo Pietro, Centro di tutto l’Universo Cristiano, sono poste in penombra, per non essere profanate da sguardi indiscreti e curiosità di mercato. Per un Credente è l’ “Istante”, per gli Altri,che nel credo dell’uomo si specchiano, è Stupore. La sacralità del luogo e la vicenda vissuta dal Discepolo prediletto, esaltano le più antiche emozioni dello spirito umano.
Il sole fa capolino e ci invita lungo i viali dei Giardini vaticani. Romano sembra “Maestro di sala”, dirige e conduce il gruppo tra i viali alberati del giardino più giardino che mai sia esistito. Piante di ogni latitudine e forma sostano lungo il pendio d’entrata. Il viale degli ulivi, terrazze e palazzine raccontano i secoli passati attraverso statue, colonne, fontane. Tutto è avvolto in un silenzio d’armonie rupestri, finanche due pappagallini ci accolgono nel nostro cammino. Roma è lontana, folate di echi del presente ci accarezzano ogni tanto. Momenti di raccoglimento sono le nostre soste. Ognuno con se stesso, con le proprie fragilità e con l’amico Dubbio sottobraccio. Siamo sereni, siamo in armonia, siamo vivi, siamo noi finalmente.
Tivoli è l’ultimo appuntamento di questo viaggio fatale. Come gli innamorati sentiamo già l’addio eppure nulla ancora ci distrae dal distacco finale. La “Villa Adriana” ci saluta con la sua magnificenza e con la sensazione che l’uomo nulla inventa, ma semplicemente si sforza di svelare ciò che la Natura custodisce segretamente: Il Bello, il Buono.
Michele Trotta
mercoledì 25 gennaio 2012
Un paio di gocce di pioggia caddero sul vetro...
Jetojmë të dy në një qytet,
Edhe m'u duk pak e çuditshme
Dhe thënia e vjetër e Heraklitit
Në ç'ënderr kemi rënë kaq keq,
La Mancanza
Un paio di gocce di pioggia caddero sul vetro,
per te improvvisamente sentivo la mancanza.
Entrambi viviamo nella stessa città,
E non ci vediamo quasi mai.
Mi sembrava un po' strano
Come arrivò questo autunno, questa mattina,
Il cielo cupo senza gru,
E le piogge senza l’arcobaleno
E le vecchie parole di Heraklit,
me le sono ricordate proprio oggi:
"I vivi del mondo stanno insieme,
Mentre quelli che dormono stanno da soli".
Nel Sogno siamo caduti così male,
perché non riusciamo a svegliarci?...
Un paio di gocce di pioggia caddero sul vetro
Per te sentivo la mancanza.
Poesia di Ismail Kadarè, Poeta, Scrittore e Saggista albanese.
Biografia Ismail Kadarè: http://it.wikipedia.org/wiki/Ismail_Kadare
Traduzione a cura di Magdalena Zymaj
martedì 17 gennaio 2012
Se sapessi quanto ti amo
Ogni mattina che vedo il sole penso a te
Tu non lo sai ma senza di te amore non vivo
Stasera ti cerco dove sei?
Non mi lasciare di nuovo da sola...
In questo sogno che non finisce e mi fa soffrire
Se sapessi quanto ti amo resteresti solo con me,
Voglio sentire le tue labbra...
Le parole che solo tu mi dici.
Se sapessi quanto ti amo resteresti solo con me
Voglio sentire le tua labbra
Le parole che solo tu mi dici.
Apro gli occhi e penso tra me... la luce sei tu
Non lo voglio questa vita senza amore...
Stasera ti cerco, dove sei?
Non mi lasciare di nuovo da sola,
In questo sogno che non finisce e mi fa soffrire,
Se sapessi quanto ti amo resteresti solo con me,
Voglio sentire le tue labbra...
Le parole che solo tu mi dici.
Se sapessi quanto ti amo resteresti solo con me
Voglio sentire le tua labbra
Le parole che solo tu mi dici.
Traduzione dall'albanese di Anila Troksi
La partenza
sorrisi e malinconie s’incrociano
si corre, si attende l’ultimo avviso
ancora qualche bacio, poi l’ addio
Coloro che scendono ritrovano il sorriso
mentre gli altri sanno di dover partirenati così per viaggiare
pochi, forse, ritorneranno
un’avvenente ragazza, dal crine sciolto
sorride disinvolta, gli astanti la salutano
<<È di partenza, è di ritorno?>>, domanda un passeggero
risposta alquanto sorda, è un manichinosta lì, messa dall’agenzia, per consumare patatine
Michele Trotta

martedì 10 gennaio 2012
Gocce
più grandi
degli stessi occhi
da cui si stanno liberando
Sanno cadere
per terra senza disturbare
chi non sta ascoltando
Kevin Del Bianco
martedì 20 dicembre 2011
CAFFÈ A RAPALLO
lustrante, truccato dai fumi
che svolgono tazze, velato
tremore di lumi oltre i chiusi
cristalli, profili di femmine
nel grigio, tra lampi di gemme
e screzi di sete...
Son giunte
a queste native tue spiagge,
le nuove Sirene!; e qui manchi
Camillo, amico, tu storico
di cupidige e di brividi.
S'ode grande frastuono nella via.
È passata di fuori
l'indicibile musica
delle trombe di lama
e dei piattini arguti dei fanciulli:
è passata la musica innocente.
Un mondo gnomo ne andava
con strepere di muletti e di carriole,
tra un lagno di montoni
di cartapesta e un bagliare
di sciabole fasciate di stagnole.
Passarono i Generali
con le feluche di cartone
e impugnavano aste di torroni;
poi furono i gregari
con moccoli e lampioni,
e le tinnanti scatole
ch'ànno il suono più trito,
tenue rivo che incanta
l'animo dubitoso:
(meraviglioso udivo).
L'orda passò col rumore
d'una zampante greggia
che il tuono recente impaura.
L'accolse la pastura
che per noi più non verdeggia.
di Eugenio Montale
Tanti auguri dalla redazione del blog!
Una storia divertente
Era l’anno 1896. In quel periodo si assisteva al progresso e al benessere. Era la cosìddetta Belle Epoque. Si costruivano nuove industrie e nuove invenzioni tecnologiche, le prime automobili, nascevano in quell’epoca, come la Peugeot che da poco aveva comprato il conte d’Ostregatti.
Il 16 dicembre di quell’anno volle subito provare a farci un giro. Le strade erano ghiacciate e piene di neve, nevicava ancora, quindi era pericoloso girare in macchina con quel tempo, ma il conte d’Ostregatti si stava recando con i suoi tre nipoti Louis, Riccardo e Georgette al Palaghiaccio per pattinare. Louis che era impaziente gridò allo zio:
- Presto sbrigati che è già buio e le strade sono ghiacciate.
Il conte un po’ arrabbiato: - Lo farei se questa carretta andasse a più di 30 all’ora!.
In quel mentre cadeva un sacco di neve e non si vedeva niente. La povera Georgette aveva tirato fuori il suo ombrellino da sole,lasciato precedentemente nell'auto, per ripararsi dalla neve e il conte che non aveva gli occhiali non vedeva nulla; dubito che avrebbe visto qualcosa dato che nevicava a dirotto. A quel punto sterzò così bruscamente l’automobile che tutti furono catapultati in avanti. Il conte perse il controllo della macchina che girò su se stessa e finì fuori strada per un sentiero ricoperto ancor più di neve, tortuoso, pieno di ostacoli come alberi e sassi. Intanto il conte era sbalzato per metà sul cofano dell’auto e veniva schiaffeggiato dalle punte dei pini e dalle piante più basse. Il suo nobile sedere veniva preso a ombrellate da Georgette, alla quale nell’urto era caduto il cappellino. Con boccoli e piume davanti lei non vedeva più niente. Tra un’ ahia del conte e lo sballottamento degli altri all’improvviso pian piano si vide comparire una luce.
Il primo ad accorgersene fu il conte che mezzo stordito dalle frustate che riceveva davanti e dietro gli sembrò di sognare, e disse:
- Ma cos… - e fu interrotto subito da Louis e Riccardo - Ma che cosa… - Intanto Georgette che si era sistemata il cappello e aveva smesso di sculacciare lo zio, disorientata si guardò intorno mentre le luci apparivano più nitide e gridò
- Ah!... il Palaghiaccio.
In quel momento la macchina poco distante da una piccola rupe che si affacciava sul Palaghiaccio urtò contro un sasso bello grande che sembrava posizionato lì apposta per loro. Subito l’automobile si alzò e fece un volo di tre metri. Tutti gridarono nello stesso istante. L’automobile infranse uno dei grandi vetri del primo piano. Intanto l’ombrello di Georgette si era aperto e l’aveva protetta dai pezzi di vetro andati in frantumi. L’auto atterrò nella galleria e andando avanti ruppe la ringhiera di sostegno. Proprio di sotto al pianoterra c’era il caffè del Palaghiaccio che dava sulla pista e due signori stavano conversando.
- Allora signor MacGregor le do un milione di dollari per la sua miniera d’argento in Kenya.
- Niente da fare signor Bruschino - rispose MacGregor - la mia miniera vale molto di più.
- Ma la mia somma di denaro è molto grande deve pur accettare.
- Accetterò solo quando vedrò un’automobile cadere dal cielo.
Subito in quel momento la Peugeot del conte d’Ostregatti atterrò sulla pista da ghiaccio. I due gentiluomini nel caffè si girarono e guardarono stupiti verso la pista. Ormai tutti guardavano cosa stava succedendo. Anche un cameriere che passava di lì, e distratto inciampò e il vassoio d’argento che teneva in mano volò via. Il contenuto delle bevande che c’erano finì su due vistose dame dell’alta borghesia, le quali indossavano vestiti coloratissimi, fatti con tessuti preziosi. Non potete immaginare cosa ne venne fuori appena le bevande si furono mischiate ai coloratissimi tessuti degli abiti: le dame sembravano due arlecchini fuori stagione. Intanto la Peugeot slittava senza controllo investendo chiunque si trovasse in pista. Le persone terrorizzate cercando di scappare tra capitomboli e scivolando gridavano: - Ma che fa quello - oppure - È impazzito!
Il conte disperato cercava di fermare la macchina mentre Louis gli gridava:
- Ma cosa fai? Attento!! Fermati!.
A peggiorare la situazione fu Georgette che per sbaglio con l’ombrellino ancora aperto, lo mise in testa allo zio e si chiuse di scatto. Il conte dimenandosi sembrava uno spaventapasseri, e non vedeva nulla. Louis cercava di lato di prendere il volante. Riccardo era riuscito a liberare lo zio dall’ombrello che restituì a Georgette, appena in tempo perché l’auto stava per sbattere su una colonna, il conte frenando e sterzando allo stesso tempo riuscì a deviarla. Frattanto una donna si era appesa dietro la macchina mentre cercava di scappare, ed era da un po’ che stava agganciata dietro l’automobile.
Se ne accorse Georgette che prese a ombrellate le mani della signora dicendo: - Togli le mani da lì.
La poveretta lasciò la presa e volò verso un gruppo di persone che erano rimaste sulla pista e tutti finirono nel caffè facendo cadere tavoli e persone. Il conte più disperato che mai si sentiva gridare da Louis:
- Fermati! Ma cosa fai? Nooo lì!
Ormai non ne poteva più e ribattè:
- Ci sto provandooo!!!
A quel punto il volante si staccò e restò nelle mani del conte il quale rimasto a bocca aperta non sapeva cosa fare. Gli altri tre se ne accorsero e gridarono a squarciagola. Le poche persone rimaste nella pista o nel cafè guardavano scioccate lo strano spettacolo. Riccardo fuori di sé prese lo spingardino caricato a sale che si trovava nella macchina e cercò di sparare alle ruote per fermare l’auto ormai impazzita. Ma Riccardo sballottato dalla macchina sparò davanti a sé e andò a beccare al di là della ringhiera che circondava la pista Madam Piccion (così denominata per i grandi cappelli che portava, con tante piume e uccelli impagliati o finti. Il cappello era sempre in tinta con qualsiasi vestito portasse. Lei veniva anche chiamata “struzzo”).
Quel giorno indossava un vestito turchese con cappello dello stesso colore che aveva piume da tutti i lati e al centro un maestoso uccello azzurro e bianco con le ali socchiuse e una leggera cresta sulla testa che sembrava un’onda marina. Tornando a noi il cappello della poverina venne impallinato e ci fu uno spruzzo di pennacchi azzurro-turchini che cadevano con grazia e si posavano a terra. Per quanto riguarda il maestoso pennuto non fu più né maestoso né pennuto, infatti si inclinò sul cappello poi cadde e si spezzò.
Naturalmente la donna prese un colpo, svenne, e cadde su un tavolo che si ribaltò. Intanto la macchina stava girando su se stessa nel mezzo della pista. Le ruote facevano scintille roventi sul ghiaccio, roba da appiccare un incendio. Una delle ruote si staccò e sfrecciò sul ghiaccio provocando una striscia di fuoco per poi finire contro una colonna. Ormai la macchina stava rallentando e ai quattro che erano a bordo veniva da vomitare.
La povera Peugeot del conte d’ Ostregatti era ormai a pezzi, dal cofano dell’auto usciva fumo, e sembrava quasi che sbuffasse, il volante si era staccato e una ruota anche. Comunque l’automobile fece un ultimo lento giro su se stessa e si fermò. Le persone che si erano nascoste sotto i tavoli o dietro le colonne del Palaghiaccio si alzarono pian piano. Poi un’altra ruota dell’auto mezza sfasciata aveva ceduto e i quattro caddero uno sopra l’altro sul ghiaccio diventato ormai caldo dalle scintille prodotte dalle ruote della macchina. Intanto arrivò anche la polizia chiamata dal padrone del Palaghiaccio avvisato dal gestore del caffè che era lì. Il povero conte oltre ad essersi quasi rotto la schiena nella caduta dovette pagare una multa così salata per i danni fatti al Palaghiaccio e alle persone dalla macchina impazzita che ci volle un barile di sali per farlo rinvenire.
Invece i suoi nipoti ogni volta che pensavano a cosa era accaduto si mettevano a ridere a crepapelle e se il conte li sentiva gli tirava addosso una scarpa. Intanto il nobiluomo da quel momento odiò le macchine e andò sempre in carrozza. Infatti di solito lo si sentiva dire:
- Ascoltatemi, io preferisco andare in carrozza, è meno rischioso che andare in una di quelle automobili. Secondo me è solo una moda passeggera. Le macchine avranno vita breve, ve lo dico io, prima o poi leveranno di mezzo quei catorci e per le strade non se ne vedrà più neanche uno di quegli aggeggi infernali.
E i suoi nipoti o altri gli rispondevano:
- Vedremo zio. Vedremo!!!.
Fabio Barnava
